Gli eroi, i re e la strada di Jean-Michel Basquiat (New York, 1960-1988), dopo la Fondazione Beyeler di Basilea, fanno scalo nella capitale francese a cinquant’anni dalla nascita dell’artista. Dipinti, oggetti e disegni, tra cui The Daros Suite, composta da 32 disegni del 1982-83, presentano una mostra esaustiva su quest'artista che, a soli 21 anni, fu ospite alla Documenta di Kassel accanto a Joseph Beuys e Cy Twombly. Dai graffiti Basquiat arriva a un primitivismo urbano che ricorda le forme geometriche e senza prospettiva dell'arte primitiva, vicine all'espressionismo di Die Brücke ma anche a Picasso, che il giovane nero newyorchese conosceva e apprezzava. Dell'artista da strada conserva il gesto vivido e spontaneo e il gusto per i supporti spogli e anonimi, come il muro o i vecchi cartoni, prima per mancanza di denaro e poi, dopo il successo, per dare maggior forza al messaggio pittorico: "Basquiat dipingeva su tutto quello che gli capitava in mano: frigo, camici da laboratorio, scatole in cartone, finestre, porte, cornici, vecchie tavole di legno”, sottolinea Dieter Buchhart, co-curatore della retrospettiva.
Dopo oltre mezzo secolo dalla leggendaria esposizione del 1954 nella Sala delle Cariatidi, e a cinque anni dalla mostra antologica di Palazzo Grassi, Salvador Dalí (Figueres, 1904-1989) torna in Italia. Se per il primo precedente è necessario affidarsi alle cronache, è possibile un confronto diretto con la personale veneziana: allora furono esposte molte più opere, più capolavori e messo in atto un allestimento più centrato sui contenuti. Ad ogni modo, la mostra-evento milanese possiede alcuni elementi inediti. La partnership con Walt Disney Company Italia ha reso possibile l’esposizione dei disegni preliminari realizzati per il cortometraggio animato Destino. Nel 1945 Walt Disney commissionò a Dalí un cartoon sul modello di Fantasia, ovvero un proto-videoclip dall’animazione sincronizzata a un brano musicale. Il progetto si arrestò in una fase preliminare a causa di rovesci finanziari e fu ultimato nel 2003. Destino, un repertorio di temi e icone daliniane ibridate con l’immaginario yankee che singolarmente anticipa la prossemica degli spot haute couture, è proiettato su uno schermo al centro dell’ultima sala in un contesto anch’esso disneyano a tinte turchesi. L’esposizione pittorica si articola in tre sezioni e indaga il rapporto tra l’artista spagnolo e il paesaggio. Dalí, divulgatore delle forme oniriche, torna sempre negli stessi luoghi, come in sogni ricorrenti. Coerentemente alla bulimia onnivora dell’artista sono le spiagge dell’infanzia di Cadaqués, Port Lligat e Cabo de Creus, il buen ritiro di Figueres, dove costruì in vita un monumento a se stesso, ma anche gli sfondi dei dipinti più amati (di Velázquez, Poussin, Millet...) oppure presi in prestito dalla pop culture.